Step Wave

LE ALTERAZIONI DELL’ARCO PLANTARE: UNA NUOVA METODICA PER LA LORO CORREZIONE

Lo Step Wave è l’unico elettrostimolatore propriocettivo, che permette di affrontare e risolvere, sia in forma preventiva che curativa, le alterazioni non malformative dell’arco plantare, quali piede piatto, valgo, cavo e retropiede addotto, tanto frequenti sia nei bambini che negli adulti. L’uso dello Step Wave è rivolto anche al pediatra, primo depositario del benessere del bambino e quindi anche dei suoi piedi in quanto può spesso fornire la soluzione della patologia. Per l’adulto lo specialista (ortopedico, fisiatra, ecc.) potrà utilizzare la metodica per risolvere le instabilità deambulatorie del paziente.

Lo Step Wave ha dimostrato efficacia in più dl 90% dei casi affetti da piede piatto, valgo o cavo, sottoposti a terapia. La statistica evidenzia le elevate percentuali di risoluzione completa registrate nei casi di piede piatto (82%) e valgo (86%) di diverso grado. Le onde a gradino, su cui è basato lo Step Wave, stimolano il sistema nervoso centrale partendo dal “punto di Spitzy” situato mediocentralmente alla volta plantare. Il risultato è una correzione duratura ed irreversibile dello schema corporeo, riconducibile sostanzialmente a due effetti correlati:

– stimolazione e attivazione di un corretto “arco riflesso” tra la zona corporea alterata ed il sistema nervoso centrale;

– una stabilizzazione e tonificazione della zona muscolo tendinea trattata.

Dal quadro clinico obiettivo evidenziato, al termine del ciclo di terapia, si riscontra:

– un più corretto appoggio plantare;

– una normalizzazione della malformazione;

– la scomparsa della sintomatologia soggettiva.

Lo Step Wave, che si è dimostrato altamente efficace in alterazioni di qualsiasi grado e natura, si basa sull’uso di elettrostimolazioni con forma d’onda a gradino, in regime impulsato. La forma d’onda, messa a punto con l’aiuto di un ricercatore del CNR-IRECE di Napoli (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerca per l’Elettromagnetismo ed i Componenti Elettronici) è caratterizzata da:

– prima salita rapida, che pur non producendo risposta motoria evidente, depolarizza la membrana muscolare;

– primo periodo limitato nel tempo di stabilità del primo impulso;

– seconda salita rapida, di intensità variabile con risposta motoria visibile;

– tempo di durata fissa del secondo impulso;

– caduta a zero;

– pausa predeterminata prima del successivo impulso.

Questo tipo d’onda trova un ottimo terreno di applicazione nella stimolazione del muscolo normoinnervato. La trasmissione degli impulsi avviene tramite elettrodi di tipo adesivo gel, che consentono un posizionamento rapido e sono riutilizzabili per tutta la durata del trattamento del paziente. Grazie ai due elettrodi applicati alla cute, l’onda a gradino genera una modifica positiva della postura, non reversibile.

Il piede piatto e tutte le altre alterazioni degli appoggi dell’arco plantare sono manifestazioni che compaiono in un gran numero di bambini. Le correzioni incruente e non invasive ancora oggi utilizzate sembrano non comportare una “effettiva” correzione delle alterazioni del piede in quanto non sono altro che “protesizzazioni” con esclusiva funzione di sostegno. Esse, pertanto, non fanno compiere alcun movimento “attivo” al piede né tantomeno compiono un’azione rieducativa. Le tecniche chirurgiche hanno, d’altra parte, mostrato di essere utilizzabili nei soli e rari casi di gravi deformità, essendo largamente sconsigliate in presenza delle più comuni alterazioni. Gli scarsi risultati raggiunti dalle metodologie suddette hanno spinto a sperimentare approcci innovativi alla cura delle alterazioni a carico dell’arco plantare. Il punto d’arrivo dell’attività di ricerca pluriennale ha determinato risultati di notevole rilievo raggiunti mediante una nuova metodologia basata sull’utilizzo di “elettrostimolazioni”. Tale tecnica innovativa è assolutamente incruenta, non invasiva e ha dimostrato, nell’arco di circa 12 anni di sperimentazione, di poter fornire risultati rapidi ed irreversibili nella larga maggioranza dei casi trattati.

METODOLOGIA

L’idea alla base della metodologia, nasce dalla constatazione che il piede piatto, è sostanzialmente riconducibile ad un “rilassamento” innaturale dell’arco plantare, la cui struttura tendinea, non è ben supportata da fasci muscolari tonificati (ovviamente ciò accade in contrapposizione con quanto è invece richiesto da qualsiasi tratto muscolo-tendineo del nostro organismo). E’ inoltre interessante notare come la maggior parte dei soggetti affetti da piattismo presenti anche un portamento “rilassato” dell’intera persona. E’ plausibile, pertanto, immaginare che tale portamento sia associato ad un’errata “immagine corporea” che il paziente “riceve” del suo intero organismo, e quindi anche del proprio piede. Il trattamento consiste nell’evocare il cosiddetto “riflesso miotatico” che determina una contrazione muscolare in seguito a un brusco, anche se limitato, stiramento, esso costituisce la base dei riflessi posturali fondamentali per la proprietà di opporsi alla gravità, mediante una serie di stiramenti rapidi e limitati nel tempo indotti da “elettrostimolazione”. Lo scopo è di mettere in atto un “arco riflesso” che a lungo andare possa tradursi in un movimento automatico, così da provocare una stabilizzazione e tonificazione dei muscoli rilassati. Tale tecnica di stimolazione si ritiene possa comportare anche una contemporanea modificazione dell’immagine corporea “ricevuta” relativa alla zona trattata. La metodica si basa sull’uso di elettrostimolazioni con forme d’onda a gradino in regime impulsato. Gli impulsi di corrente utilizzati hanno valori di picco di poche decine di milliampere, durata di centinaia di millisecondi e frequenze di ripetizione di circa 1 Hz. Gli elettrodi vengono posizionati in punti diversi della gamba e del piede del paziente secondo il tipo di alterazione presente.

DIAGNOSI E TERAPIA

Nel lattante il piede piatto è un fenomeno fisiologico, e tale rimane almeno fin quando il bambino non inizia a camminare e quindi a “costruire gli appoggi”. Solo da tale periodo in poi è possibile diagnosticare la presenza di un “vero” piede piatto. Per tale motivo ogni eventuale trattamento prende avvio solo dal quarto anno di vita. La terapia prevede una prima fase in cui viene eseguita una plantografia da effettuarsi, per i motivi suddetti, non prima dei 4 anni. L’esame plantografico indica il grado di alterazione del piede. E’ possibile effettuare anche un esame baropodometrico computerizzato, il quale da una esatta cognizione dei carichi, sia in fase statica che in fase dinamica, permettendo di stabilire il baricentro corporeo, ma anche se in assenza di alterazioni evidenti, vi siano da correggere degli alterati appoggi, dovuti ad alterate posture. La seconda fase consiste nel trattamento vero e proprio, questo in genere richiede almeno 5 applicazioni poi un secondo controllo plantografico ed eventualmente altre  sedute. Infine la terza ed ultima fase prevede un follow up con un primo controllo plantografico a due mesi, seguito da successivi controlli semestrali tesi a stabilire l’eventuale necessità di piccoli interventi di richiamo. La fase di follow up deve proseguire per almeno due anni.

RISULTATI

Il metodo ha dimostrato efficacia in più del 90% dei pazienti affetti da piede piatto, cavo o valgo sottoposti a terapia. E’ da rilevare che, una gran parte delle alterazioni trattate e corrette con successo, era stata definita irrecuperabile con le tradizionali metodiche incruente. Un’ulteriore conferma del carattere rieducativo della terapia, viene dall’aver constatato che, nei molti casi trattati, i controlli plantografici effettuati ad un anno di distanza dal termine del primo ciclo di cura hanno mostrato la presenza di ulteriori miglioramenti della struttura dell’arco plantare rispetto al controllo effettuato a fine ciclo. Lievissime regressioni, peraltro corrette rapidamente con un nuovo ciclo di terapia, sono state osservate solo nel 10% dei casi. I dati statistici riportati riguardano soprattutto soggetti fino ai 10-11 anni. Le statistiche relative a patologie del 1° grado riguardano esclusivamente pazienti in età sufficientemente avanzata da non potersi aspettare miglioramenti fisiologici legati allo sviluppo. Infine, l’attività di sperimentazione su soggetti adulti sembra fornire risultati particolarmente incoraggianti.